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Lanzo Torinese

Lanzo è collocato all'imbocco delle Valli di Lanzo e ne è il centro abitato più importante.
La storia del paese è legata a filo doppio alla dinastia dei Savoia, fin dall'alto medioevo: il primo signore del luogo è stato, infatti, Arduino Glabrione, distintosi nell'XI secolo per l'azione di contenimento delle invasioni unne e saracene; i suoi diritti sono poi passati alla nipote Adelaide di Susa, andata in sposa a Oddone di Savoia, con il quale di fatto inizia la presenza della dinastia in Piemonte. Sarà poi Amedeo IV, nel Duecento, a erigere le prime mura di fortificazione della cittadina che nel Trecento conosce un periodo di "buon governo" sotto la reggenza di Margherita di Savoia.
Nel Quattrocento, con Carlo III il paese viene svenduto per debiti ai Medici di Firenze e solo nel secolo successivo la comunità riuscirà a pagare il riscatto e ritornare sotto la protezione dei Savoia e dei Provana. I successivi secoli sono caratterizzati da rapporti non sempre felici tra i sovrani e il paese, e solo Vittorio Emanuele II, per la sua schietta personalità riesce a conquistare l'affetto dei lanzesi. L'Ottocento è, ovviamente, il secolo dell'industria, in particolare con l'apertura del grande opificio tessile
Remmert, vicino alla stazione ferroviaria che era stata inaugurata in quegli anni. E' anche il secolo della presenza in paese di due personalità religiose di grande carisma: Don Bosco amava trascorrere qui i suoi momenti di riposo - e i luoghi gli hanno ispirato alcuni dei suoi famosi "sogni" - e qui fonda la prima sede delle suore missionarie salesiane; il beato Federico Albert, parroco del paese dal 1852, fonda la Congregazione delle suore Vincenzine a cui affida l'Ospizio delle Orfanelle, un asilo e un educandato femminile.

  • Abitanti: lanzesi
  • Altitudine: 525 m

Itinerari: Si parte dall'ufficio dell'ATL, in Via Umberto I e si percorre Via dei Molini, raggiungendo la Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, una delle chiese più antiche della cittadina e nota come sede della Confraternita di Santa Croce. Si possono ammirare, sull'esterno, decorazioni gotiche in cotto, una meridiana e tracce di affreschi, mentre all'interno è custodito un pregevole crocefisso ligneo del 1700. Da qui, si attraversano i giardini pubblici e, in breve, si arriva alla Stazione Ferroviaria. Nell'atrio della stazione, una curiosa lapida ricorda il primo esperimento di trasmissione di energia elettrica a distanza dai generatori, punto di partenza del moderno sistema elettrico a corrente alternata. Passando sulla sinistra della stazione ferroviaria ci si immette lungo il percorso che conduce all'Area Attrezzata del Ponte del Diavolo, luogo suggestivo e frequentatatissimo. Si arriva in qualche minuto innanzi allo scenografico Ponte del Diavolo: alto circa 16 metri e con una campata a schiena d'asino di 37 metri è un'opera ingegneristica davvero mirabile per l'epoca in cui venne costruito e, per questo motivo, nacque la leggenda che potesse essere opera del diavolo. All'imbocco del ponte sorgono due cappelle: una dedicata a San Rocco e l'altra, un po' più in alto, a San Giacinto; dal lato opposto, sulle pendici del Monte Basso, è possibile raggiungere un eccezionale punto panoramico denominato "Madonna degli Alpini" (10 minuti dal ponte, su sentiero ben segnalato). Dopo aver percorso il panoramico sentiero che si inerpica sulle pendici del Monte Buriasco, si giunge sulla sua sommità dove si trova la storica Piazza Albert; qui si trovava il castello medioevale, distrutto nel 1551 dalle truppe francesi, durante la guerra franco-spagnola. Fortunatamente, si può ancora ammirare la Chiesa di San Pietro in Vincoli, originaria del X secolo (anche se ampliata e modificata nel tempo) che sorgeva proprio accanto al castello; qui sono conservati molti oggetti appartenuti a Don Bosco durante la sua permanenza a Lanzo. Lasciata la piazza, si scende a destra, imboccando Via Cottolengo e si arriva al piccolo edificio chiamato "Casa dei Ceci", l'antico forno del paese, realizzato nel 1300 all'interno del castello. Superate le mura, si svolta a sinistra e, salendo una ripida scalinata, si arriva nel cuore della città: la Contrada del Borgo, oggi Via San Giovanni Bosco. Ancora oggi la strada è intersecata dalle caratteristiche stradine trasversali dette "chintane", che erano sormontate da archi e contrafforti da cui venivano controllati militarmente gli spiazzi superiori delle torri di cinta. Qui vicino si possono osservare anche l'ospedale Mauriziano del 1769 e l'antica e silenziosa Chiesa di Santa Maria del Borgo. Pochi metri prima della torre di Challant, si imbocca a destra la Chintana di Cordero e si arriva nella quattrocentesca Piazza Gallenga (detta anche "piassa granda"), luogo che, in passato, costituiva il cuore pulsante della città. Tornando in Via San Giovanni Bosco si raggiunge la Torre Ajmone di Challant, l'antico passaggio di ingresso alla città e una dei monumenti più importanti di Lanzo. Imboccando ora una scalinata sulla destra, si percorrono pochi metri di Via Sant'Ignazio e, sulla sinistra, si può notare una targa commemorativa sulla casa di Teobaldo Pecchio, l'inventore del "ghersin" ovvero del grissino lanzese che dalla seconda metà del Settecento si è poi diffuso in tutto il nord Italia. Proseguendo si arriva alla Cappella di San Michele del 1503 e, successivamente, una volta giunti in Via Loreto, al Santuario della Madonna di Loreto, realizzato nel 1618, su imitazione della Santa Casa di Loreto. Accanto alla chiesa, si trova una casa medioevale che ospitava l'eremita custode della chiesa. Si imbocca Via Vindrola e, pochi metri dopo la carrozzabile, si svolta a destra fino ad arrivare in Via Savant. Di fronte all'asilo comunale si gira in Via Vittorio Emanuele, si torna ne borgo vecchio e si percorre prima Via Diaz e, poi, Via Cibrario. Da qui, si svolta a sinistra in Via Umberto I e si torna al punto di partenza dell'itinerario, di fronte a Piazza Peradotto e alla sua imponente "Ala", un grosso edificio ad archi in pietra e mattoni che, in primavera e autunno, veniva utilizzato per la transumanza.

Curiosità: Il nome "Lanzo" pare derivi da una parola tedesca "Lanzman", un saluto che i soldati tedeschi si scambiavano tra loro e che pare avere il significato di "paese". Nulla a che vedere dunque con quanto un tempo si era ipotizzato e che pareva far derivare "Lanzo" da "lancia". Il termine "Lanzo" compare in atti ufficiali per la prima volta nell'anno 1158, (in un diploma di Federico Barbarossa che conferma al Vescovo di Torino il possesso di Lanzo) con un "de Lancia", nel 1203 compare poi come "Delancius", nel 1211 come "Lanz" e nel 1296 come "Lanzeus".

Provincia: Torino | Localizza sulla mappa
Sito ufficiale: www.comune.lanzotorinese.to.it

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