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B&B degli Impollinatori Selvatici

Spesso non ci accorgiamo di come gli impollinatori siano importanti per l'ecosistema, ricordando unicamente l'ape da miele (Apis mellifera) e dimenticando la grande attività bottinatrice su piante coltivate e spontanee delle api selvatiche. Quando si parla di quest'ultime si fa riferimento a numerose specie appartenenti all'ordine Hymenoptera, superfamiglia Apoidea, caratterizzate dal fatto che non formano colonie stabili, come tipico per Apis mellifera, ma costruiscono i loro nidi in modo solitario. In Italia vivono circa 1000 specie di api selvatiche, la maggior parte di esse scava i propri nidi nel terreno mentre un 20% utilizza cavità al di fuori del suolo.
Con lo scopo di preservare questi preziosi impollinatori nel Parco della Mandria, precisamente nel "cimitero degli alberi" situato dopo l'ingresso del Ponte Verde sulla destra, è stato posizionato un "hotel per api".

In questo hotel per api, avente un orientamento est-ovest, è possibile osservare la presenza dei cosiddetti "nidi trappola", cioè diversi materiali aventi cavità come canne di bambù, blocchi di legno forati e mattoni di fango anch'essi forati. All'interno delle cavità le api selvatiche creano delle "celle pedotrofiche", cioè celle al cui interno viene collocata una piccola pallina, costituita da un miscuglio di polline e nettare, al cui fianco viene deposto un uovo. Da quest'ultimo fuoriuscirà una larva che si alimenterà della fonte nutritiva e superando gli stadi giovanili raggiungerà la fase adulta; ciò può avvenire nello stesso anno della creazione della cella pedotrofica oppure nella primavera successiva, in base al ciclo di vita dell'ape selvatica presa in oggetto. Le singole celle vengono separate tramite dei setti verticali costruiti da diversi materiali in base all'attitudine dell'ape selvatica considerata: le "api tagliatrici di foglie" utilizzano porzioni di foglie prelevate direttamente sulla pianta o un miscuglio di foglie tritate, mentre le "api cardatrici" utilizzano peli vegetali raccolti dai fiori (ad esempio dal Cardo), altre api selvatiche utilizzano fango, che può essere raccolto come tale vicino alle pozzanghere o può essere impastato da loro stesse con terreno e saliva, oppure resina. Solitamente, l'ultima cella della cavità viene lasciata libera e chiusa con un setto più spesso in modo da ottenere un effetto isolante. La costruzione della singola cella pedotrofica risulta essere molto laboriosa al punto che può occupare l'ape per 1-2 giorni.

Tali hotel per api non sono utili solo per preservare le popolazioni di api selvatiche, ma consentono anche agli entomologi di monitorare la presenza di questi preziosi impollinatori sul territorio; infatti tale struttura è gestita dai ricercatori dell'Osservatorio di Apicoltura del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell'Università di Torino.

Per chi volesse approfondire o partecipare al Progetto può trovare maggiori informazioni sulla pagina Facebook: www.facebook.com/autostradadelleapifiano

(Il monitoraggio della casetta è stato seguito dalla dott.ssa Francesca Grosso)


(foto di Ente di gestione delle aree protette di Parchi Reali)
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